Le origini dei nomi che “mangiamo”

I Romani credevano che nel nome della persona fosse indicato il suo destino. Superstizioni a parte, è certo che alcuni nomi che utilizziamo tutti i giorni traggono origine dalla loro storia, origine o funzione. Dato ancora più frequente se analizziamo il gergo del mondo del food. Lo stoccafisso, ad esempio, si chiama così dal norvegese stokkfisk (pesce bastone), anche se non è chiaro se ciò dipende dalla sua forma allungata o dal fatto che venisse essiccato su dei bastoni. Il termina “biscotti” significa “due volte cotti”: in pratica, per ottenere un alimento energetico e a lunga conservazione, gli avanzi del pane venivano impastati col miele e sottoposti ad una seconda cottura. Stesso trattamento è riservato alla ricotta, ovvero cotta di nuovo, che si ottiene facendo bollire il siero di latte rimasto dopo la lavorazione del formaggio. Sempre rimanendo in tema caseario, troviamo la mozzarella che, essendo ricavata da un grosso impasto filamentoso, necessita appunto di essere mozzata in pezzi più piccoli. Se a questa aggiungiamo il rosso pomodoro, che appena giunto dalle lontane Americhe non era rosso ma giallo (“pomo d’oro” per l’appunto), ed il verde basilico, abbiamo i tre elementi base della pizza margherita, preparata per la prima volta a Napoli nel giugno del 1889 per onorare con un piatto tricolore la regina d’Italia, Margherita di Savoia. Spazio alla fantasia per il kiwi che di partenza sarebbe un volatile tipico della Nuova Zelanda, divenuto poi il nomignolo dei suoi abitanti, ed infine il nome del frutto ivi coltivato. Due le plausibili origini del termine mortadella: una legata alla parola murtatum (condito con mirto), l’altra legata al termine mortarium (mortaio) che è lo strumento che si utilizza per triturarne la carne. Un tantino ambigua la storia dell’hot dog: la versione più accreditata è quella di un gioco di parole che accostava per forma i wurstel tedeschi ai cani bassotto.

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