Nel cuore dei Campi Flegrei, a Pozzuoli, la gastronomica incontra la storia millenaria in un progetto che ridefinisce il concetto di fine dining. Il ristorante ENA, situato all’interno di un suggestivo casale storico in Via San Vito, si presenta come una realtà unica a livello internazionale per la sua straordinaria collocazione. La struttura sorge infatti interamente sopra una necropoli paleocristiana risalente a un periodo compreso tra il II e il VI secolo d.C., scoperta nel 2006 e oggi valorizzata attraverso un attento restauro conservativo.
L’esperienza per l’ospite è profondamente suggestiva, poiché l’intera sala è concepita per mantenere un dialogo costante con il passato: attraverso un pavimento trasparente, è possibile cenare restando letteralmente sospesi sulle testimonianze di un’antica comunità cristiana. Tra i resti visibili spiccano l’antico agapeo, luogo dedicato alla condivisione comunitaria, e la celebre tomba con la raffigurazione del Buon Pastore, simbolo universale delle origini cristiane. Oltre alla visione zenitale, la struttura offre l’opportunità di effettuare tour privati per scendere fisicamente tra le memorie della necropoli, una possibilità che rimane soggetta alle condizioni di sicurezza legate al fenomeno del bradisismo dell’area flegrea.
La proposta culinaria è affidata allo chef puteolano Armando Castellano, il quale, dopo importanti esperienze internazionali, è tornato nella sua terra per tradurre l’identità flegrea in piatti di grande eleganza. Il percorso di degustazione si apre con raffinati entrées che includono una pralina cacio e pepe con genovese leggera, una foglia di riso con battuto di salmone agli agrumi e un paté di cozze accompagnato da crostini al burro di Normandia. Ad accompagnare questo inizio è un calice di bollicine di Chenin Blanc Mandrarossa, che introduce l’antipasto denominato “L’Incontro del Mare e dell’Agrume”, un gioco di sapori tra carpaccio d’ananas, ricciola affumicata all’arancio e yogurt al timo limone.
Il cuore della cena prosegue con una studiata sinergia tra piatti e vini, con etichette selezionate per esaltare ogni sfumatura. Il primo piatto, un Riso Acquerello con brasato di astice al sentore di tartufo bagnolese, è stato abbinato all’Urra di Mare, un Sauvignon Blanc Menfi DOC dell’azienda Mandrarossa. Per il secondo piatto, intitolato “Trame di Caiazzo” e composto da pescato in olio cottura con purea di indivia e polvere di olive nere, la scelta è ricaduta sul Biancolella d’Ischia di Casa d’Ambra, vino che richiama l’anima vulcanica del territorio. Infine, il dessert “Filtro d’amore flegreo” — una sfera di vaniglia alla Strega con cioccolato piccante e arancia candita — è stato accompagnato dall’Irpinia Fiano Passito Melizie di Mastroberardino.
Tra il silenzio solenne della necropoli custodita sotto i propri piedi e l’espressione vivida dei sapori esplorata nei piatti, l’arte dello chef Castellano agisce da vero e proprio ponte tra due epoche. In questo scorcio incantato di Pozzuoli, Ena non offre semplicemente una cena d’autore, ma celebra in modo magistrale l’essenza stessa della Campania: un territorio in cui il passato non è mai una memoria inerte, ma continua a pulsare, nutrire e meravigliare il presente



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