Yasu: quando l’inclusione culturale passa per il cibo

Yasu è la dimostrazione che il food è un potente mezzo di inclusione culturale: non un semplice ristorante giapponese, ma un ristorante di cucina fusion ove gli ingredienti e i prodotti del territorio campano vengono elaborati e presentati secondo le tecniche e l’estetica che hanno fatto sì che la cucina giapponese fosse tanto ricercata in Occidente.

Ricercatezza che purtroppo spesso è confluita in grottesche realtà commerciali che dal Nord Europa si sono diffuse anche in Italia: ne sono un esempio i ristoranti giapponesi ove si può mangiare con formula “all you can eat”, locali in cui si possono ordinare a volontà i cibi presenti in menù a un prezzo fisso, ovvero più basso rispetto a quello à la carte. Un compromesso, quello tra costi bassi e alta qualità, che è difficile da concretizzare nell’ambito della cucina giapponese ove gli ingredienti devono essere obbligatoriamente di altissima qualità in quanto spesso vengono somministrati crudi o comunque elaborati con tecniche molto sofisticate, poco invasive, in modo da non alterarne le caratteristiche gustative. Da questa considerazione son partiti i fondatori di Yasu quando hanno avviato questo pioneristico progetto ristorativo: non sono scesi a compromessi, hanno preferito optare per l’altissima qualità, scegliendo gli ingredienti migliori (a partire dal riso), e individuando le figure professionali in grado di elaborarli rispettando i canoni della cucina orientale senza perdere di vista le abitudini culinarie occidentali (partenopee soprattutto). Il tutto somministrato accompagnato a degli ottimi vini e in un ambiente elegante, confortevole, che promette a chi vi accede di non essere invadente (i posti a sedere sono meno di 50). Il locale nasce su un territorio difficile, sul quale l’imprenditoria campana sta puntando tanto negli ultimi tempi, ovvero Varcaturo (in provincia di Napoli).

Yasu sposa l’idea di unire due culture distanti, ovvero Oriente e Occidente, individuandone le similitudini (poche a dir la verità), ma soprattutto gli elementi incastrabili: così ad esempio i gyoza al vapore (i ravioli di carne giapponesi) vengono farciti col ragù classico napoletano e adagiati su un letto di crema ottenuta col Parmigiano Reggiano; ancora, il sashimi non è di pesce, ma di carne, ottenuto con le carni del maialino nero casertano insaporite con una salsa agrodolce. Ovviamente nel menù non mancano decine di proposte tra sushi (sempre fusion) e nigiri (ottenuti con ingredienti di primissima qualità come i gamberi di Mazara del Vallo, il tonno fresco, il salmone selvaggio, etc.). Stilare una carta dei vini da abbinare a delle pietanze così sofisticate non è certo un’operazione semplicissima: bisogna tenere alto lo standard qualitativo e optare per dei vini poco invadenti, che non intacchino i sapori del piatto, anzi li valorizzino. Come l’Acquamara di Porto di Mola: un blend di Fiano, Greco e Falanghina il cui mosto viene fatto fermentare in botti di castagno da 500 litri dove rimane in affinamento sui lieviti per oltre sei mesi, tecnica che conferisce a questo vino una struttura importante che non ne invalida però la freschezza e la tipicità delle uve di origine. Ne deriva un’esplosione di profumi, tutti delicatissimi, che completano quelli altrettanto dolci dei piatti di Yasu.

YASU FUSION RESTAURANT
via Ripuaria, 266
Varcaturo (NA)

Maria Consiglia Izzo

Foto di Grazia Guarino

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