Italia – Giappone: 1:1 (in pizzeria)

La cucina giapponese sta prendendo sempre più piede in tutta Italia, spopolando non solo tra i giovani… Infatti, la cucina italiana e giapponese non sono poi così diverse. Entrambe curano sia il piacere del palato sia il benessere del corpo: una ricerca attenta per ingredienti sani, freschi e semplici. E’ sulla scorta di questi concetti che è stato organizzato l’evento “La Dea d’Oriente“, svoltosi lunedì 8 febbraio presso la pizzeria “La Dea bendata” a Pozzuoli. Schierare in campo la frittura napoletana e la tempura, oppure la pizza  eil sushi potrebbe sembrare ai più un big match, invece è stata una partita amichevole conclusasi con un democratico pareggio. Si è partiti con sfiziose favette di soia ricoperte di sale (molto simili alle nostre fave) e con la tempura (che non tutti sanno essere di origini portoghesi, in particolare il nome deriva da un periodo dell’anno in cui i monaci portoghesi dovevano mangiare soltanto pesce) intinte in salsa di soia e accompagnate dalla più antica birra giapponese, la Asashi, dalla gradazione leggera (4,5 gradi). La palla è poi passata alla frittura napoletana di Genny Aurora (arancini allo zafferano e crocchè) e alle montanare di Ciro Coccia (patron del locale che ha ospitato l’evento), il tutto accompagnato dalla birra Flavort, prodotta dal birrificio Valsugana (il nome della birra deriva dal nome della cima del monte ove i produttori prelevano l’acqua). Il sushi ha poi riconquistato il pallone e segnato il primo goal; tre le tipologie servite: il nigiri, l’uramaki e l’hosomaki. Questo tipo di cibo, che spesso non mette d’accordo proprio tutti i commensali (basti pensare che il sushi non è nato per essere mangiato, ma come metodo di conservazione del pesce, e che ha subito delle evoluzioni per far in modo che lo mangiassero gli americani prima, gli europei dopo), è stato invece parecchio apprezzato dai partecipanti all’evento: merito di Vittorio Lucci (patron del ristorante Giappo, adiacente alla pizzeria ove si è svolta la cena) che – da appassionato cultore della cucina giapponese – fa in modo che le preparazioni, gli ingredienti, le presentazioni dei piatti serviti nel suo locale rispecchino perfettamente il diktat orientale. Segue subito dopo il goal della pizza di Ciro Coccia (un assaggio di pizza margherita ed uno di marinara con con pomodoro S. Marzano S. Nicola dei Miri, alici di Cetara e olio evo) accompagnata da una birra ad alta fermentazone, più complessa della precedente in termini di aromaticità e profumazione, e con un grado alcolico più alto (distribuita da Perrella Srl). Cinque minuti di recupero durante i quali è stato servito un buonissimo tortino caldo di mela annurca e nocciole di Giffoni guarnito con marmellata di albicocca e accompagnato con un liquore giapponese Takara plum, un vino dolce caratterizzato da aromi di prugne e albicocche, molto simile alla malvasia.

 

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