Fabrizio Mangoni di Santo Stefano – Monsù. La cucina al tempo di Murat

Nell’ambito degli “Appuntamenti con Murat”, previsti nei giorni 22 e 29 gennaio ed ospitati nella prestigiosa cornice di Palazzo Reale (Napoli), si potrà incontrare un Murat diverso, più quotidiano. L’iniziativa nasce infatti con l’obiettivo di approfondire, attraverso l’uso di differenti linguaggi, la personalità di uno degli indiscussi protagonisti della storia napoletana, volendo esplorare nel dettaglio gli effetti che le sue scelte in campo militare, sociale, urbanistico e fin anche culinario siano state fonte di condizionamento e di crescita della realtà partenopea. In particolare, venerdì 22 nella Sala d’Ercole di Palazzo Reale si svolgerà l’evento dal titolo “Fabrizio Mangoni di Santo Stefano – Monsù. La cucina al tempo di Murat“.
Se di Napoleone si racconta che conquistò l’Egitto con le baionette e i telescopi, mescolando soldati e scienziati destinati a esplorare l’antica terra dei Faraoni, di Gioacchino Murat si può dire che conquistò Napoli con le armi e con le pizze rustiche, mescolando intrepidi cavalieri e cuochi di grande esperienza. Con i Francesi sospinti dall’onda delle vittorie napoleoniche non arrivarono a Napoli soltanto i grandi ideali della libertà e della modernità civile, ma anche le saporose fragranze dei piatti che da tempo si cucinavano per le grandi tavole d’oltralpe. Da tempo, infatti, oltre che per la novità delle idee Parigi si distingueva per la creatività della sua cucina, per la capacità dei suoi magistrali cuisiniers di trasformare i prodotti generosi delle campagne francesi in pietanze eccellenti al palato e raffinate alla vista. Così tra le divise sgargianti dei nuovi padroni, fanno capolino, nelle case delle migliori famiglie napoletane (quelle, insomma, smaniose di ostentare anche a pranzo o a cena la propria simpatia per i liberatori/conquistatori), uomini dalla divisa bianca, anonimi nell’appellativo, monsieur, che la plastica lingua dei napoletani si affretta a trasformare in Monsù.
Si deve a questi eroi quotidiani, diventati presto leggendari non meno dei soldati del nuovo sovrano che la cucina napoletana deve i sartù, i gattò (pardon i gateaux) di patate e persino la genovese, che non ha nulla a che vedere con Genova, ma è un’antica ricetta ginevrina, genevoise appunto, esportata via Francia. Come del resto il babà che, nato dal gusto di un re polacco, sempre via Francia – ma per merito stavolta di Luigi XV – si assicura sulle tavole napoletane un trono destinato a rivelarsi assai più duraturo di quello, effimero e ruggente, di Gioacchino Murat.

La prenotazione obbligatoria.
Info: 081-5752524
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